Caccia grossa di Joseph Mine
Le onde mi scrosciavano addosso, sabotandomi di acqua, e gli schizzi mi frustavano il viso come proiettili alla brezza gelida. Ma non mi arrendevo, quella bestia non mi sarebbe sfuggita. Io lottavo, e la bestia si dibatteva come una furia. Ero in mare da ore, e non aveva abboccato niente. Poi avevo sentito la canna rizzarsi e il filo triplicamente rinforzato si era quasi spezzato dalla potenza micidiale di quel pesce. Lì era incominciata la battaglia tremenda. Era da quasi mezz’ora che lottavo con quel mostro, e le mie braccia erano sfinite fino a staccarsi letteralmente dalle spalle, ma non mi arrendevo.
Ancora avevo visto soltanto la pinna di quel pesce enorme, ma tirava come una balena azzurra.
Poi accadde qualcosa di inaspettato. Il pesce balzò in un istante dall’acqua come un nume che emerge dalle acque con un balzo fantastico, e lo vidi in tutto il suo splendore.
Era davvero un mostro, come lo avevo definito prima, un pesce enorme che sarà stato quattrocento chili. Non saprei dire di che specie fosse, ma era uno spettacolo. Era di un verde splendente, che alla luce del sole emaneva un luccichio come uno smeraldo, e verso la pancia andava sbiancandosi. La coda era enorme, e diventava sempre più blu verso l’estremità. E gli occhi, gli occhi parevano di brace, fissandomi con tale furia e odio da spaventare qualsiasi uomo; ma non mi lasciai impaurire, anzi, approfittai di quel momento nel miglior modo possibile. Per primo, ritirai tutta la corda di tregua che si era creata, avvicinandomi di molto alla bestia. Poi tirai fuori dal fodero in cuoio il mio coltello da caccia. La lama brillò ferocemente con il riflesso del sole, e fui pronto a colpire. Ma poi successe un’altra cosa inaspettata. Da una sorgente nascosta di odio ribollente, il mostro diede uno strattone enorme alla prua della mia barchetta, facendola vacillare sull’orlo di capottarsi… quel colpo mi lanciò da una parte, bruscamente eliminando il mio equilibrio. Poi il pesce ricadde in acqua, ed io fui investito da un’ondata tale da spaccarmi un dito.
Miracolosamente, tenni la canna in mano.
Non mi sarei arreso. Allora mi alzai con tutta la mia forza. Il pesce era costretto a stare quasi attaccato alla barca grazie alla poca corda che c’era fra me e lui.
A questo punto, fu in area di tiro. Con tutta la forza del mio braccio destro infilzai la lama del mio affilatissimo pugnale profondo nella sua carne. Il pesce diede un guizzo tremendo, ma riuscii a tenere l’equilibrio. Poi, tirai fuori la lama rossa e sferrai un’altro colpo vicino alla sua branchia sinistra. Stavo completamente perdendo la calma, diventando come una specie di animale. All’improvviso sentii una forte repulsione per me stesso, e allentai la presa, distraendomi. Quell’errore mi costò caro. Il pesce diede una fortissima botta con la coda alla prua ed io fui scaraventato contro l’altra parte della barca. Ma ancora tenni la canna in mano. Un meccanismo in essa era stato attivato, e parecchia corda di tregua permise al mostro di allontanarsi dalla barca. Ero sfinito. Dovevo riposare ma non potevo arrendermi proprio alla fine. Mi alzai e mi misi a sedere, avendo deciso di lasciare vagare il pesce perchè ciò lo avrebbe indebolito. Rimasi lì per quasi dieci minuti, e mi accorsi che ciò che avevo predetto si stava avverando. Il pesce diventava gradualmente più debole, fino al punto che io agii con un balzo rapido, mi alzai in piedi, tirai forte la corda e incominciai a riportarla su velocemente. Il pesce opponeva tutta la resistenza che poteva, ma ormai per lui non vi era scampo.
All’improvviso però... niente, la corda all’istante si allentò, tirai e non vi era alcuna resistenza. In pochi secondi, vidi il mio amo rosso di sangue, ma nessuna traccia del pesce. Crollai. Non seppi cosa dire. Rimasi completamente scioccato. Gettai la canna di lato e mi sdraiai per terra, sentendomi odiato da Dio. Tutte le sensazioni più sgradevoli mi avvamparono addosso in una frazione di secondo, tra cui repulsione, solitudine, profonda asprezza e tante altre di cui non ho bisogno di specificare il nome.
Dopo poco mi alzai e, in silenzio assoluto, mi avviai verso casa.