Un Equivoco alla panna di Marco Baldetti
Era un sereno pomeriggio.
Mentre stavo facendo i compiti, vicino al caldo camino, sentii alla porta uno strano fruscio.
Aprii l’uscio di casa e vidi Widi il cane del vicino; un cane davvero intelligente, vispo, con due occhi azzurri come il cielo e zampe possenti e molto agili. Era come se volesse dirmi qualcosa, agitava la testa e correva verso lo stradino, si bloccava, si girava verso di me e mi guadava fisso ripetutamente. Gli andai dietro e insieme ci inerpicammo sul sentiero che portava alla casa del pastore.
Vi arrivammo in poco tempo. Pietro il custode, che io conoscevo bene, non c’era.
La casa era buia, e nell’oscurità appariva solo un lumino che aveva una luce flebile e fioca.
Sbirciai dalla finestra e vidi un’ombra a me sconosciuta. Pensai che fosse un ladro visto che Pietro era assente. Mi nascosi dietro una quercia e aspettai che uscisse per prendere il sopravvento su di lui. Il malfattore aveva udito dei rumori: io avevo starnutito.
Il ladro seguì le mie impronte, dato che il terreno era umido perchè era piovuto.
Wudi incominciò ad abbaiare e a ringhiare, quando alle nostre spalle udimmo la voce di Pietro il pastore, che dopo aver riconosciuto nel ladro il fratello urlò pieno di gioia:
“Fratello mio, sei tornato, finalmente!”
Subito rivolto a me disse: “Ciao, Marco! Bentornato!” - Noi tre e Wudi comprendemmo che era un equivoco!
Pietro ci condusse nella sua capanna dove stava producendo il latte di capra e di mucca. Mi fece mangiare pane e pecorino e mi regalò della panna e dello yogurt da portare alla mamma, la quale a casa mi propose: “Facciamo un dolce?”
Le venne in mente la ricetta della sua amica Nadia. La mamma mi fece mescolare la panna (dopo averla montata) con lo yogurt, mi fece bagnare i pavesini con il succo di ananas. Alternai uno strato di panna e pavesini e sopra l’ultimo strato di panna misi l’ananas a dadini.
Che bontà!