Fatti imprevisti di Sofia Gioco

 

1) A volte capitano situazioni divertenti che ti rallegrano la vita.

Mio papà, tornando da scuola con un autobus vecchi tempi: colore arancione, forma quadrata e così stretto, quasi farlo apposta, che la gente doveva comprimersi, gli capitò una cosa un po’ stramba.

L’autobus era pieno, ma per fortuna a ogni fermata molte persone scendevano. Cosicché si liberò in pochi minuti. Era il suo turno, suonò il campanello e l’autista schiacciò il bottone per aprire le porte. L’autobus era quasi vuoto. Mio papà decise di prendere la rincorsa per saltare i gradini e dimostrare le sue doti atletiche. Facendo leva sul corrimano spiccò il salto.

La mossa non passò inosservata. Lo slancio non era stato ben calibrato e ahimè per sua sfortuna proprio lì davanti era stato piantato il cartello giallo in lamiera della fermata. Mio papà ci andò a sbattere direttamente con la faccia. Intorno a lui tutte le persone si misero a ridere perché, come in un cartone di Paperino, la sua testa diventò della forma del cartello.

Ma lui fece finta di niente per non sembrare ridicolo davanti a tutta la gente.

 

2) Mia mamma mi ha raccontato che quando era ancora agli inizi della sua carriera scolastica aveva fatto una gita, in un maneggio, con la sua classe.

Arrivati, gli animatori equestri, avevano proposto il solito giretto sul cavallo.

Era un bellissimo purosangue. Alto, snello e ben spazzolato. Tutti i bambini incitarono la maestra a salire per fare un breve giro.

Mia mamma, che aveva una fifa tremenda, salì con disinvoltura per non far notare la sua paura. Appena appoggiato il piede sulla staffa, si diede lo slancio per montare in groppa, ma… ahimè si sentì un “crack”.

I pantaloni si erano scuciti e tutti si misero a ridere tranne lei che diventò rossa come un pomodoro dalla vergogna.

 

3) Durante la guerra del 1940, si soffriva la fame. Il cibo scarseggiava e la povertà dilagava.

La zia di mia mamma, Ottavia, soprannominata Oti, insieme alla mia bisnonna Nene, erano andate in campagna per comperare qualcosa da mangiare.

Bussarono alla porta di una contadina e le chiesero se avesse avuto qualcosa da vendere.

Questa disse no, ma Oti che aveva visto un pollaio pieno di galline, di nascosto vi entrò dentro. Visto che aveva la pelliccia di due taglie più grande, si infilò sotto tre, quattro galline dopo avergli tirato il collo.

La padrona si accorse che il suo girovita era aumentato notevolmente e la richiamò indietro per controllare. Lei giurò e spergiurò di non aver nascosto niente, ma la mia bisnonna se la rideva vedendo uscire dalla pelliccia penne di gallina.

Se ne scapparono via ridendo tutte e due, ma alla sera ebbero la cena assicurata per tutta la famiglia.

4) Quando ancora era tempo di guerra, mia nonna Myriam e sua cugina Titti dovevano andare a prendere il pane a Valeggio, in provincia, dove ancora non c’erano molti bombardamenti.

Avevano tanta paura così decisero di fare un gioco per sdrammatizzare la situazione. Chi sarebbe riuscita ad andare senza mani sulla bicicletta avrebbe vinto.

Prima fu il turno di mia nonna che addirittura riuscì ad andare con gli occhi chiusi. Però mentre stava pedalando cadde in un fosso!

Era vestita con un abitino nuovo, appena cucito da sua madre, la Nene. Nel taschino aveva una bottiglietta di inchiostro per la lezione di calligrafia che si ruppe e sporcò il vestito di blù.