Il gatto non è un cuscino di Francesca Ceccarini
Da piccolo abitavo in un fienile con mia madre e i miei fratellini e ogni giorno veniva a trovarci una donna e ci dava una scodellina di latte. Nostra Madre spesso ci lasciava soli per andare a caccia e un giorno in cui lei era andata via, arrivò una famiglia di persone che non conoscevamo, c’erano un uomo, una donna e due ragazzi.
La donna disse: “Sono indecisa sul gattino da prendere.” - Il bambino più piccolo mi prese in braccio e mi disse: “Tu vieni a casa con me!”
Mi mise in un cesto e mi portò via. Però c’era un problema, il bambino mi faceva ogni sorta di dispetti e poi la donna mi sgridava perché invece di fare i miei bisogni nella cassetta con la sabbia, la facevo nelle piante dell’appartamento. Un giorno l’avevo fatta nel vaso di fiori sopra il tavolo e mentre saltavo giù il vaso cadde e si ruppe e la donna disse urlando: “Ora basta non ne posso più di pulire i tuoi disastri!” - Mi prese in braccio, uscì e andò a bussare alla porta della vicina.
Aprì la porta una donna anziana e cicciottella che esclamò: “È per me questo bel micino!” - E mi prese in braccio, passava lunghe ore ad accarezzarmi e qualche volta tirava fuori dalla tasca una tavoletta di cioccolata e la spezzava. I pezzi più grossi li mangiava lei e quelli piccoli li mangiavo io; ma una mattina la donna non si alzò e fuori dalla porta c’erano diverse voci e una voce disse: “Devo rompere un vetro!”
E un vetro si ruppe. Entrò un ragazzo e dietro di lui c’era la donna che mi aveva portato dalla signora anziana, chiamarono subito l’ambulanza e il ragazzo disse: “Mi sembra che avesse un gatto.” - Guardò sotto il letto e io ero lì tutto spaventato, lui mi prese in braccio e mi disse: “Tu vieni a casa con me.”
Quando arrivai a casa sua c’era una bella ragazza, era così simpatica, solo che veniva a trovarci una volta a settimana, ma un giorno arrivò con cinque valigie e si fermò a vivere con noi. Lei era abituata a dormire con la finestra aperta e io tutte le notti uscivo, ma c’era un piccolo problema. C’era un gatto randagio che segnava il suo territorio anche nel nostro tetto e così anche io contrassegnavo il mio tetto e lo segnavo anche dentro casa e loro pulivano e io segnavo e siamo andati avanti così per due settimane.
Un giorno la ragazza mi prese e mi portò da un veterinario; si mise seduta in sala d’aspetto, mentre aspettavamo si aprì una porta dalla quale uscì un odore stomachevole e una donna con un gatto bianco con la pancia fasciata, io in quel momento pensai: “Non voglio entrare in una stanza puzzolente e farmi fasciare la pancia.” E in un momento in cui la ragazza non guardava saltai giù e corsi più veloce che potevo. Il giorno dopo mi svegliai e mi misi a frugare tra l’immondizia per trovare qualcosa, alzai la testa e mi trovai davanti una meravigliosa gattina, da quel momento ci siamo messi insieme e abbiamo fatto cinque gattini, tre maschi e due femmine; insomma la mia vita non è stata poi tanto male!