Thor dé Mar PDF Stampa E-mail
Alba e tramonto, crepuscolo e sera.
Un lento e quasi immobile quadro che si ripete
in ogni suo movimento.
Si scorge solo questo: il mare, le onde,
l’uomo che cammina avvolto come sempre
nel suo scuro mantello.
La visuale è sempre la stessa,
è impossibile vedere dall’altro lato.
Non si può sapere se la sabbia continua nel deserto
o confluisce in un terreno fertile.
L’uomo cammina.
Incessantemente.
Le sue orme sono chiare per pochi secondi appena, poi il mare le spazza via.
È come se i suoi passi non esistessero.
È come se camminasse sull’acqua,
sull’acqua salata.
Trascinato dalla bianca schiuma
che nasconde i suoi piedi.
Ma ecco laggiù una scogliera, e un faro.
È il vespro, e la sua luce è già accesa
ad illuminare la strada ai naviganti sperduti.
E l’uomo cammina ancora.
Ora eccoci in un porto, non c’è più spiaggia.
Solo dei ponti di umido legno sospesi sul mare
che scricchiolano ad ogni passo.
I marinai parlano, gridano,
e nonostante sia già sera,
alcuni scaricano casse e barili dalle navi.
Ogni tanto si scorge un’osteria
con le calde luci accese.
Dall’interno si sente il vociare della gente,
le loro risa.
Allora l’uomo entra in una locanda.
Forse è stanco.
Finalmente si toglie il mantello logoro
e pieno di sabbia.
È alto, giovane.
Ha gli occhi del blu del mare,
all’interno vortici e gorghi di speranza.
I capelli lunghi, raccolti in un codino,
sono anch’essi blu
e a tratti bianchi come la schiuma.
Come l’acqua brilla toccata dal sole mattutino, così essi splendono di luce riflessa.
Un viso lungo, duro,
le labbra continuamente serrate e malinconiche, insoddisfatte.
Ma l’abito che porta è frutto stesso del Dio del Mare.
Dire che sia vestito solo d’acqua è poco.
La casacca che indossa è rifinita d’oro
a richiamare la sabbia.
L'azzurro vorticoso del tessuto è come il mare, spavaldo, in continuo movimento.
I pantaloni, più scuri,
richiamano il mare in tempesta.
Gli stivali sono alti fin sotto il ginocchio.
Sembrano fatti con le squame di una sirena.
E le sue sopracciglia, bianco latte,
sfumano nel nero agli estremi.
Le ali di un gabbiano.
"Qual è il tuo nome, straniero?"
"Thor dé Mar"
scritta da
Francesca Padula
Matera, anni 14
Pubblicata nel numero 4
 
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Copertina10
n. 10 - Gennaio/Febbraio 2011

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