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Racconti PDF Stampa E-mail
stivaleLa formula magica che combina la sensibilità e l’immaginazione di un giovane con un foglio di carta e una penna è ancora capace di produrre meraviglie, anche nell’era degli schermi onnipresenti con luci e suoni. Se ci sono tanti ragazzi che sognano di diventare calciatori e modelle e dedicano tempo a perfezionare il dribbling della palla e il trucco davanti allo specchio, ce ne sono altri che si dilettano a riempire pagine per dare forma al proprio mondo, alle proprie esperienze ed emozioni.
Nuotando un poco contro corrente, vista la prevalenza commerciale di racconti fantastici e stravaganti, stiamo cercando piccole opere che parlino della vita reale. Possono anche essere frutto dell’immaginazione; inseguire sogni con l’intento di tradurli in parole è talvolta l’incentivo più bello a scrivere. Ma noi vogliamo pubblicare trame, perfino quelle inventate, che conducano a un mondo riconoscibile, nel quale i protagonisti non sparano pallottole di fuoco dal naso.
La crescita dell‘essere umano è tanto ricca, le immagini ed i fatti della realtà tanto potenti, che siamo sicuri di trovare una legione di ragazzi che provano soddisfazione nel cristallizzare momenti e sentimenti attraverso la parola scritta. Allora, scrivi una storia; vera o immaginata, o una combinazione delle due. Ricordati di arricchirla con dettagli che abbondano davanti ai tuoi occhi, e anche con suoni, odori ed altri elementi che aiutano il lettore a formare una visione mentale di ciò che sta avvenendo nel racconto. Le storie possono essere lunghe o brevi. Tutti gli scrittori rileggono il proprio lavoro per modificarlo e migliorarlo. Elaborano certe parti ed eliminano altre. Il proposito è quello di sistemare i pezzi che non vanno tanto bene o cercare altre parole che trasmettano meglio ciò che vuoi dire. Raramente una storia è perfetta alla prima stesura. Dedicale del tempo. Ne hai tanto a disposizione. Quando sei pronto\a con il racconto, fa una fotocopia e spediscila alla casella postale di Scarpe Cotte.
Non dimenticare di includere il tuo nome, data di nascita, indirizzo e numero di telefono.
Divertiti, e buon lavoro.

selezione di racconti già pubblicati: 
 
Il gatto non è un cuscino PDF Stampa E-mail
scritto da Francesca Ceccarini
Cagli PU, anni 10
Pubblicato nel numero 0
Anna-GATTI-LATTE2
Da piccolo abitavo in un fienile con mia madre e i miei fratellini e ogni giorno veniva a trovarci una donna e ci dava una scodellina di latte. Nostra Madre spesso ci lasciava soli per andare a caccia e un giorno in cui lei era andata via, arrivò una famiglia di persone che non conoscevamo, c’erano un uomo, una donna e due ragazzi.
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Il forno PDF Stampa E-mail
scritto da Ada Ramon Roca
Cesena FO, anni 13
Pubblicato nel numero 1
FORNO-OK
Oggi è un giorno come tutti gli altri, e mi trovo, come al solito, in cucina. Sono un forno un po’ vecchiotto rivestito di un elegante vernice nera.
Sono in questa casa dal dicembre del lontano 1991 poco prima che la signora e il signore di casa si sposassero. I momenti in cui sono più felice sono quelli che precedono la cottura delle pietanze, quando sono stato appena acceso.
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Prigioniero PDF Stampa E-mail
scitto da Filippo Ghelfi
Piacenza, anni 15
La storia è stata scritta quando Filippo frequentava la terza media
Pubblicato nel numero 1
Disegno-Prigioniero
Sono ormai due giorni che i Talebani mi hanno portato in questo buco, ho molta sete ma il soldato che mi ha portato da bere alla mattina non è tornato all’ora di pranzo come ieri.
Sta gocciolando acqua putrida dal soffitto: ha un odore nauseabondo, ma ho troppa sete per fare lo schizzinoso, avvicino la bocca al muro e inizio a leccare le gocce, comincio a sentirmi meglio anche se quell’acqua sa di fogna.
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Sono sbarcati strani esseri sull'isola PDF Stampa E-mail
scritto da Maria Zecchin
Veggiano PD, anni 13
Scuola Media L. Da Vinci, Veggiano
Pubblicato nel numero 3
Darwin
È la mattina del 4 aprile 1834 e due fringuelli, Fischietto e Canterino, stanno svolazzando tra i rami della grande foresta che ricopre tutta la superficie di Isabela, la più grande isola dell’arcipelago delle Galapagos. I due uccellini si posano sui rami di un albero al limitare della foresta e cominciano a mangiare le bacche verdognole che pendono tra le foglie, mentre guardano il mare calmo e le onde che s’infrangono sulla sabbia. Ad un tratto, però, compare una macchia nera all’orizzonte.
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La riunione PDF Stampa E-mail
scritto da Ada Ramon Roca
Cesena FO, anni 14
Pubblicato nel numero 3
clara_cane
Il cane giaceva mollemente sul letame che veniva gettato davanti alle porte del palazzo, per essere ritirato dai contadini che lo utilizzavano per concimare i campi.
Nell’animale si scorgevano ancora le tracce della bellezza che in passato aveva dovuto avere, ma il tempo e l’incuria non erano stati clementi. Al di sotto del rado pelo grigio, un tempo folto e lucente, le ossa premevano contro la pelle e spiccavano per l’eccessiva magrezza del cane. Il suo corpo era infestato da numerosi parassiti, e le mosche, attirate a sciami dal puzzo del letame, lo tormentavano, poggiandosi su quegli occhi intelligenti che brillavano ancora dell’antico splendore.
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Le onde PDF Stampa E-mail
scritto da Adriana Di Rienzo
Bari, anni 13
Pubblicato nel numero 4
le-onde-mare
Domenica mattina.
Avrei desiderato trascorrere una delle solite domeniche d’inverno in cui mi piace essere un tutt’uno con il cuscino, quando mi giro e mi rigiro nel letto e la luce che filtra dalla tenda gialla della mia camera mi fa credere che ci sia una giornata di sole, anche se poi ci sono le nuvole. Stavo sognando di svegliarmi nella città più bella del mondo: Parigi (da quando l’ho vista non riesco più a dimenticarla!), ma a rovinare l’incantesimo, sento la voce di mia madre:
“Adriana preparati! Oggi si va al mare!”
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La statua PDF Stampa E-mail
scritto da Margherita Senni
Roma, anni 14
Scuola di Bagnera, Roma
Pubblicato nel numero 4
la-statua
Piacere, mi presento, sono una statua.
Sì, sì, proprio una statua, come quelle che vedi nei musei. Ho diversi secoli sulle spalle, vengo da un paesino di montagna, ma ora mi trovo in un famoso museo. Sono alta circa quattro metri, sono fatta di marmo candido, sono molto bella e formosa; insomma una rarità.
Ma non sono sempre stata così perfetta, no, prima ero solo un pezzo di marmo, molto grande, senza una forma e senza un uso specifico.
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Un po' di tempo fa... PDF Stampa E-mail
scritto da Elisa Dietrich
Roma, anni 14
Scuola Media Bagnera Roma
Pubblicato nel numero 5
Toby-befana
Le foglie gialle e rosse che cadono dagli alberi, i negozi e le persone che si preparano per il Natale, l’odore di caldarroste nell’aria, la neve che ricopre tutt’attorno con il suo velo bianco.
Mi fanno ripensare ai vecchi tempi, quando ero solo un’ingenua ragazza che giocava con i suoi amici a battaglia di neve o a nascondino nei prati. Nei miei vaghi ricordi di quel periodo, uno solo è rimasto nitido nella mia testa.
Correva l’anno 1910. Avevo all’incirca dieci anni quando io e la mia famiglia ci trasferimmo a Roma nella residenza dei nonni.
Eravamo stati costretti ad andare via dalla nostra casa a causa dell’aumento improvviso dell’affitto mensile; in poche parole, siamo sempre stati una famiglia abbastanza povera.
Rendendomi conto della situazione economica in cui eravamo finiti, non chiedevo quasi mai nulla per Natale: mi accontentavo della semplice bambola di pezza che mia madre cuciva giorno e notte con tanto amore cercando di non farsi scoprire, e che deponeva con cura sotto l’albero la notte del 24 Dicembre.
Faceva tutto questo per farmi credere che era passato anche per me Babbo Natale, e che, anche se non eravamo una famiglia benestante, ero come tutte le altre bambine della mia età; anche se, in cuor mio, non riuscivo a credere che fosse così.
Ma quel Natale era diverso: c’era qualcosa di speciale nell’aria e una dolce canzone faceva da sottofondo. Erano le undici e mezza.
Avevo già scartato la mia bambola ed ero la sola ad essere ancora sveglia in tutta la casa. Non riuscivo a dormire: il pensiero di non essere riuscita, con la mia paghetta settimanale, a comprare neanche un cioccolatino a mia madre mi faceva venire un senso di colpa e di inutilità; questo si ripeteva ogni vigilia.
Ero seduta sul divano, quando ad un tratto sentii dei rumori strani provenire dal camino.
Corsi a nascondermi dietro l’angolo e presi il vecchio fucile di mio nonno: naturalmente non era carico, ma la mamma aveva sempre detto di fare così quando ero a casa sola e dei ladri avessero cercato di entrare.
Ero pronta a difendermi, quando uscì fuori dal camino: non potevo credere ai miei occhi, era proprio lui in carne ed ossa! Portava un grosso sacco pieno di regali: era proprio Babbo Natale!
Tra questi, quello in superficie aveva una targhetta con su scritto ‘auguri Annah’, era proprio per me!
Stava per prenderlo quando si sentì il verso di una renna.
Si avvicinò alla finestra a controllare la sua slitta ed io, spinta dalla forte curiosità, mi avvicinai a prendere il mio regalo.
Tutto filava liscio come l’olio, ma ad un tratto si voltò verso il sacco. Non feci in tempo a scappare, così buttai il mio regalo a terra e mi infilai nel sacco sperando di non essere stata vista.
Egli prese il regalo e lo posò sotto l’albero, prese il sacco, salì sulla slitta e partì in volo: finora non mi aveva notata!
Era l’una, cercai di rimanere sveglia il più possibile per vedere con i miei occhi quello che stava succedendo, ma, inevitabilmente, mi addormentai.
Quando riaprii gli occhi ero sdraiata su un letto di caramelle gommose e bastoncini di zucchero, e uno strano omino mi chiese se stavo bene e mi portò in un ufficio molto strano: i mobili erano fatti interamente di dolci e nel caminetto, al posto del comune legno, bruciavano bastoncini di liquirizia.Mi misi seduta sul divanetto e attesi…
Dopo dieci minuti arrivò Babbo Natale, si sedette sulla sua poltrona e iniziammo a parlare di molte cose: cosa ci facevo nel sacco dei regali, come mai ero ancora sveglia a quell’ora e molto altro. Ma oramai si era fatto tardi, era già venuta la notte del 25 Dicembre.
Così, Babbo Natale mi diede un regalo per mia madre e mi riaccompagnò a casa. Notai che la sua sacca era ancora piena di regali, cosi gli chiesi: “Ed ora con i regali avanzati cosa farai?” e lui rispose: “Ti andrebbe di usare questa vecchia scopa magica e di portarli a tutti i bambini buoni la notte del sei Gennaio, insieme a dolci e caramelle?”
I bambini furono così entusiasti di me che da allora in poi lo feci ogni anno in quella data.
Non avevo ancora un soprannome finché, al mio secondo anno di attività, una bimba di non più di due anni mi vide e disse: “Befana, Befana!”
Questo nome mi piacque così tanto che decisi di chiamarmi proprio ‘Befana’.
 


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n. 7 - marzo aprile 2010