| La riunione |
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Un altro giorno. Altro di una serie infinita già trascorsa, in cui la speranza di vedere il ritorno del mio padrone che mi tiene vivo, che fa sì che il mio cuore continui a battere, che il mio sangue continui a scorrere, è stata puntualmente elusa.
Ma non posso smettere di sperare. Non posso. Sarebbe come negare la possibilità che l’unico motivo che rende sopportabile questa vita, il ritorno del padrone, si realizzi.
Lo sguardo del cane era fisso sulla via che conduceva al palazzo, in perenne attesa. Le ancelle che passavano lì vicino, indaffarate nei loro compiti, lo deridevano: “Che ha da aspettare ancora quello stupido animale? Il suo padrone è già morto e sepolto, certo non tornerà più!”
Abituato a quel tipo di trattamento, Argo non girò nemmeno la testa, ma le ignorò stoicamente.
Ad un tratto due uomini apparvero in lontananza, risalendo lentamente il sentiero alla volta della reggia. Il cane sollevò appena il capo, annusando gli odori che il leggero venticello gli portava. Odore di fango e di animali, ma anche di dignità e onestà: doveva essere l’uomo che custodiva i maiali, uno dei pochi che gli riservava ancora qualche carezza. Deluso abbassò la testa, quando una moltitudine di odori che non gli erano familiari lo investì. Sotto a quelli penetranti, che portavano con sé echi di onde, brezza marina e terre lontane, sentì l’odore annusato per la prima volta da cucciolo e che non aveva mai dimenticato.
Il significato di quello che aveva appena sentito lo folgorò. Odisseo, l’uomo che lo aveva allevato e curato, con cui aveva imparato a cacciare e inseguire la selvaggina, che lo aveva abbandonato partendo per chissà dove, era finalmente ritornato. Non poteva sbagliarsi. Si raddrizzò faticosamente sulle membra stanche, scodinzolando goffamente in direzione del padrone. Intanto lui e il porcaro si erano fermati, parlando fra loro e gesticolando nella sua direzione.
Perché non corri ad accarezzarmi come facevi sempre prima di partire? Forse non mi vedi? Non mi riconosci? Sono sempre io, ti ho sempre aspettato per tutto il tempo che sei stato lontano.
Ma i due uomini si stavano già allontanando. Argo si sentì invadere da un profondo sconforto. L’uomo che aveva aspettato per gran parte della sua vita non lo aveva riconosciuto o forse lo aveva completamente ignorato. Non potendo alzarsi, seguiva implorante con lo sguardo i due uomini, quando vide il padrone girarsi e lanciargli una profonda occhiata.
Fu come se il tempo si fosse fermato. In un lasso temporale che non durò più di qualche secondo, uomo e animale si dissero tutto ciò che non potevano esprimere a parole: la tristezza provata negli anni di lontananza, il sollievo che la loro separazione fosse finalmente giunta al termine, ed Argo seppe che il padrone lo aveva riconosciuto.
Mentre il padrone si girava e ripartiva insieme al porcaro, il cane si abbandonò in un’ondata di ricordi che gli provocarono una struggente malinconia. Rivide il momento in cui il padrone venne a sceglierlo. Giocava con i fratelli vicino alla madre, in un mondo fatto solo di tenerezza, latte caldo e amichevoli lotte. Fu un vero shock quando venne brutalmente strappato dalla tranquillità in cui era vissuto per essere introdotto nel mondo degli uomini. Poi sentì un odore di umano, quello che in seguito scoprì essere il suo padrone, rassicurante, ma al tempo stesso potente, del tutto diverso da quelli che appartenevano agli altri uomini, che spazzò via la paura e la nostalgia del mondo a cui era stato strappato. Gli anni che seguirono furono i più felici della sua vita. Il padrone lo portava ogni giorno a fare lunghe passeggiate per i boschi e i campi, lasciandolo scorrazzare libero e giocando con lui. Trascorsi un paio d’anni, diventato ormai un giovane vigoroso, iniziò a prendere parte alle battute di caccia. Ricordò l’emozione provata quando avvistata la selvaggina, gli uomini si davano da fare per colpirla con arco e frecce, e il padrone spiccava per abilità su tutti gli altri partecipanti, non fallendo mai un colpo. Così anche lui, al momento di inseguire e atterrare la preda ferita in fuga, primeggiava su ogni altro cane della muta, sentendo un forte legame fra sé e il padrone. Quell’epoca di felicità fu bruscamente interrotta il giorno della partenza di Odisseo. Rammentò di essersi gettato in mare, seguendo le navi che lasciavano l’isola, fino al punto in cui la stanchezza non lo vinse. Rinunciando ad avanzare si fermò, fissando la flotta finchè non fu scomparsa all’orizzonte.
Da quel momento i giorni si erano tristemente susseguiti, nella vana attesa del ritorno di Odisseo. Aveva continuato a prendere parte alle battute di caccia, ma senza la presenza del padrone non aveva più provato la stessa intensa emozione. E i giorni si erano trasformati in anni. Lo scorrere del tempo iniziò a fare sentire i suoi effetti quando, durante un inseguimento di un giovane cervo la sua infallibilità era venuta meno. Incitato dalle grida dei cacciatori correva dietro alla preda, quando alcuni dei cani più giovani della muta lo superarono. Cercò con tutte le sue forze di tornare in testa, ma lo sforzo che chiese al suo corpo fu troppo grande e si ritrovò senza fiato. Da quel momento iniziò ad essere incluso sempre più di rado nelle battute di caccia. Così anche l’ultima attività che lo teneva occupato nelle interminabili giornate in cui Odisseo era lontano gli venne tolta. La nostalgia per il padrone si riaffacciò più acuta nei suoi giorni dominati dalla noia e dall’ozio. Con la vecchiaia oltre al suo vigore giovanile svanì anche la sua bellezza, così che tutti smisero di curarsi di lui, lasciandolo in disparte. Si sentiva infelice, come quando era stato strappato dalla madre e i fratelli, con la differenza che il padrone assente non poteva confortarlo con la sua presenza. Però ora che era tornato tutto sarebbe cambiato. Non potevano tornare certo gli anni della sua giovinezza, ma gli sarebbe bastata la sola presenza di Odisseo a renderlo felice, a tirarlo fuori dall’oceano di tristezza e solitudine in cui era sprofondato.
Ma si sentiva stanco, infinitamente stanco, e desiderava solo chiudere gli occhi e lasciarsi andare.
Almeno ho visto il padrone un’ultima volta.
E con questo pensiero si lasciò avvolgere dalle tenebre. |



