| La statua |
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Vivevo in cima a una montagna, molto alta e piena di vita. C’erano alberi che parlavano col vento, uccellini cinguettanti e tantissimi scoiattoli. Sulla montagna di solito si vedevano poche forme umane.
Un giorno, stranamente, venne un uomo molto giovane. Era d’altezza media, snello e in testa aveva dei cespugli scuri, che poi ho scoperto essere ‘capelli’ molto folti, ai piedi portava dei sandali e indossava un vestito lungo fino alle ginocchia fermato in vita da una cinta color legno. Mi guardò attentamente, da ogni punto di vista, girandomi intorno e iniziò a toccarmi con la mano, poi se ne andò. Il giorno seguente tornò con altre persone simili a lui, tutti con i capelli, con le gambe e le braccia, ma non erano identici. Per esempio uno di loro era alto, snello con i capelli chiari e più corti del primo, un altro era basso, tozzo e molto muscoloso, aveva i capelli color betulla; insomma si assomigliavano ma allo stesso tempo erano diversi. Tutti insieme mi sollevarono da terra, ma poco, perché pur non essendo troppo pesante, non riuscirono a trasportarmi. Così il più basso e muscoloso scese dalla montagna e tornò dopo poco con altri tre uomini armati di attrezzi. Tutti e otto mi sollevarono e piano piano, facendo una sosta ad ogni metro, riuscirono a portarmi ai piedi della montagna dove c’era un paesino meraviglioso. Era piccolo e stretto ma affascinante per ogni suo difetto, ogni vicolo angusto, ogni casa storta… tutto era curioso.
I suoi cittadini erano tutti cordiali con me, mi trattavano come se fossi preziosa, ma non ne capivo il motivo. Dopo pochi giorni scoprii il nome dell’uomo che mi aveva trovata: si chiamava Michelangelo. Durante i miei primi giorni in quel paesino, mi continuava a squadrare dal basso verso l’alto e dall’alto al basso.
Un giorno venne da me con in mano un martello e uno scalpello, stavo in una stanza molto ampia, luminosa, con delle tende colorate e sofisticate, vivevo là da quattro giorni. Iniziò a farmi diventare più liscia, più rotonda, poi iniziò a martellarmi, facendomi il solletico e non smetteva più! Mi stava dando una forma diversa… umana. Mi fece i capelli, gli occhi, la bocca e ogni piccolo particolare dei muscoli, delle ossa, dei lineamenti, insomma era molto attento a ogni minimo dettaglio (non per niente era un genio!).
Mi finì in pochi giorni. Ero diventata un bel uomo, alto e muscoloso.
La differenza tra me e un uomo vero è che lui può parlare, respirare e ragionare, io invece non posso…
MA CHE DICO? Io trasmetto il senso della bellezza, del valore dell’arte, il genio di un artista, il senso della creatività umana.
Sono il simbolo della libertà di Firenze… sono il Davide. |



