Le onde PDF Stampa E-mail

Dal suo tono capisco che non posso perdere troppo tempo e, anche qualora avessi avuto altri programmi, sarebbe stato completamente inutile ribellarmi a quella decisione concordata con i nonni. Io ho dei ritmi lentissimi, quindi la sveglia era in largo anticipo rispetto all’orario stabilito. Per un attimo quel suono monotono e rimbombante mi aveva anche confuso le idee. E se fosse stato un giorno settimanale? Mi era salita un’ansia incredibile prevedendo un ritardo a scuola ma, mentre l’agitazione aumentava, il profumo dei toast mi toglieva ogni dubbio su quale giorno fosse.
Era sicuramente domenica! Eh sì, mia madre sa che nei giorni di festa la colazione la preferisco salata. È durante la settimana, prima di andare a scuola, che ho bisogno di dolci, perché è grazie a quegli zuccheri che riesco a sopravvivere!
Mi guardo allo specchio e per poco non lancio un urlo. Sono davvero un disastro! Qualche altra ora di sonno mi avrebbe fatto bene, perlomeno si sarebbero schiarite quelle brutte occhiaie. Ho i capelli tutti ingarbugliati, ma non ho più tempo. Mi metto i primi jeans che trovo nell’armadio e la felpa delle ‘Super-Chicche’. Prendo l’I-pod e non dimentico l’immancabile diario che porto sempre con me. Qualcuno potrebbe pensare che mi serve nell’eventualità che possa incontrare qualche mito vivente ed avere quindi il suo autografo… invece no! Ho solo l’abitudine di annotare i miei pensieri. Io adoro i diari, li ho sempre avuti fin da piccola. Li conservo tutti perché ogni pagina che scrivo è una pagina della mia vita. Prima di infilarlo nella sacca lo sfoglio velocemente. È quello dei miei tredici anni. C’è proprio tutto di me: la foto dei miei amici di classe (la mitica III D), i biglietti degli spettacoli che ho amato, la foto di ‘Avril Lavigne’ con le calze a rete, le cartoline incollate, le foto del viaggio a Parigi con i miei, le parole delle canzoni, i miei dubbi e le mie scelte che dovevano essere quelle giuste ma io per prima non ero molto convinta…
È sufficiente qualche altro sollecito di mia madre e, puntualissimi come sempre, siamo già tutti in macchina pronti a raggiungere la meta. La discussione con i nonni è incentrata sul fatto che il mare corrode tutto e quindi è necessario un sopraluogo prima dell’inizio della bella stagione… le case al mare hanno bisogno di molta manutenzione… e bla-bla-bla. Non mi sembra particolarmente interessante, per fortuna ho già nelle orecchie la cuffia con la mia musica preferita, mi basta alzare il volume per isolarmi dal mondo.
Dall’autostrada riconosco il tragitto e dopo qualche minuto siamo già a destinazione. La casa al mare dei nonni, infatti, è solo a pochi chilometri dalla città. Apro in fretta lo sportello della macchina perché ho appena visto il mare e d’istinto ho voglia anche di sentire il suo profumo. Inspiro quanta più aria possibile e penso che potrei vivere solo di quei respiri.
Un paesino di mare così vicino alla città, non risulta particolarmente invitante, non può tenere lontano lo smog e il caos cittadino. Incredibilmente però, in questo periodo dell’anno, senza la confusione e l’afa del mese di agosto, questo luogo lo si può paragonare ad uno di quei porticcioli della Grecia: il mare azzurro che si confonde con il cielo, i gabbiani che si posano sull’acqua per poi riprendere il volo, le barche colorate, una calma irreale che rende tutto magico… sembra proprio una cartolina!
Entro in casa, giusto il tempo di prendere la mia adorata bici e inevitabilmente do uno sguardo veloce alle stanze. Noto che sono già ordinate e pulite, pronte ad ospitare tutta la famiglia per un’altra estate. Mi soffermo un po’ di più nella camera che divido con i miei cugini e mi vengono in mente tanti ricordi…
Praticamente io in questa casa ci sono nata. Era l’estate del 1995, quando, a dispetto di qualunque data prevista, decisi di anticipare i tempi, nascendo proprio in Agosto. Il mare su di me ha uno strano effetto e anche se ero ancora nella pancia di mia madre, il suo richiamo era davvero troppo forte. A volte mi considero di più una creatura marina: adoro stare sott’acqua con gli occhi aperti, sparire per un po’ confondendomi fra le onde, e poi schizzare di nuovo fuori. Mi piace vedere il fondale, i pesci, le alghe, per me anche le meduse hanno il loro fascino. Ma non preoccupatevi, non sono una sirena, a parte il fatto che adoro cantare; vi assicuro che non ho una coda con squame viscide, né ahimè riesco ad incantare nessun uomo. Però nuotare, tuffarmi, risalire con i capelli bagnati che sembrano di un liscio naturale, sono i momenti in cui mi sento più felice.
Penso che se qualcuno volesse conoscermi davvero, dovrebbe raggiungermi nel mare, dove sono me stessa, lì dove dimentico tutto perché, come fosse acqua, mi lascio scivolare addosso qualunque torto o delusione. La vita, in fondo, la considero come un’onda. Le onde, pur infrangendosi contro gli ostacoli, hanno sempre la forza di rinascere. Io faccio lo stesso, non mi arrendo mai. Affronto continuamente i miei alti e bassi e di certo non soffro il mal di mare. Quando ho la sensazione di aver toccato il fondo è proprio allora che mi do una forte spinta per risalire e non annegare.
Mi perdo in questi pensieri e mi viene voglia di stare un po’ per conto mio. Saluto tutti e finalmente sono per strada a pedalare, corro veloce nell’illusione di perdere, in pochi minuti, i due chili in più che mi ritrovo dopo un inverno rigido che ho voluto riscaldare con un’alimentazione troppo calorica. Senza però rendermi conto, pian piano, comincio a rallentare, fino a fermarmi completamente di fronte ad una spiaggia. Eh già! Si tratta di quella stessa spiaggia dove ho trascorso la mia ultima estate, l’estate più speciale dei miei tredici anni.
Mi siedo sugli scogli senza far caso al catrame e allungo la mia mano per prendere dei sassi e lanciarli nel mare. Sembra che in questo posto riesca a sentire meglio il rumore dei miei pensieri, quelli più intimi e profondi, forse perché c’è un silenzio assoluto. Se vuoi ascoltarti davvero devi eliminare il frastuono esterno.
Oggi quell’immensa distesa di acqua ha un colore indefinito, come se un pittore si fosse divertito a dare una pennellata di verde, di grigio, di blu, non trascurando però le sfumature che sono infinite. Era sicuramente lo spettacolo più bello a cui avevo mai assistito ed era la natura ad offrirmelo gratuitamente. Non avevo dubbi, il mare più bello è proprio quello che ti capita di osservare in una domenica d’inverno come questa, quando indossi maglioni pesanti e sulla spiaggia il vento tra i capelli ti da un senso di libertà.
Ognuno di noi può scegliere per le proprie meditazioni luoghi diversi. Io avevo sicuramente fatto la mia scelta. Mille pensieri affollavano la mia mente. Non so il perché, ma improvvisamente delle grosse lacrime cominciarono a scendermi sul viso, come se si stesse sciogliendo un ghiacciolo dentro di me. Quando avevo pianto l’ultima volta? Non me lo ricordavo. Io non piango mai. Ma perché lo stavo facendo allora, di fronte a quel mare? Il mare è così, è capace di dare gioia ma anche dolore. Eravamo io e il mare: le mie lacrime erano senza spettatori, d’altra parte detesto essere consolata. Il mio pianto sembrava non avere fine. Mi passa per la testa un pensiero stupido: e se il mare fosse fatto con le lacrime di tutti? Ecco perché è salato, le lacrime sono salate.
Lancio un altro sasso con la speranza di distrarmi e vedere ritirare quelle lacrime come quando c’è la bassa marea, ma proprio allora, tra i cerchi che si formano nell’acqua, mi sembra di vedere l’immagine di Gianluca riflessa. Sembra che tutto l’inverno mi sia sforzata di cancellare dalla mente quello che spontaneamente era oramai inciso nel mio cuore.
Sentivo l’esigenza di scrivere. Scrivere mi aiuta a sfogarmi e a levarmi di dosso quelle dannatissime spine che mi pungono facendomi male. Perché i miei sentimenti sono sempre ingarbugliati come i miei capelli? Perché i nodi del mio cuore sono ancora più difficili da sciogliere? Non esiste un prodotto adatto come quello che uso per la mia chioma? Il primo nodo da sciogliere: e se fosse stata tutta un’illusione quella che ho vissuto? È vero che il mare corrode tutto, ma anche l’alta marea non era riuscita a cancellare il ricordo dei momenti più belli trascorsi con lui. Quanto mi ha resa felice, lui di certo non lo sa. È come quando al Luna Park, ti trovi nel punto più alto delle montagne russe: è meraviglioso! Purtroppo però la ruota continua a girare e prima o poi ti ritrovi sul fondo. Come adesso, che sto malissimo, ma l’unica cosa che mi fa andare avanti è sapere che quella ruota prima o poi potrebbe rimettersi a  girare. Potrebbe accadere di nuovo questa estate? Non credo, il cervello dei ragazzi funziona in modo diverso dal nostro. Durante tutto l’inverno non ci siamo mai sentiti. È come se fossimo stati dei compagni di viaggio. Abbiamo condiviso un po’ di tragitto, ma il resto del percorso lo faremo separati, ognuno per conto suo. Eppure continuo a sognare il suo sorriso, le nostre nuotate, le passeggiate sul lungo mare, le serate con gli amici. Per un attimo chiudo gli occhi ed immagino quella scena al cinema, quando si era seduto proprio accanto a me! Forse è allora che ho sbagliato tutto!!! Che devi fare quando un ragazzo che ti piace ti mette un braccio intorno alle spalle? Restare seduta come se niente fosse? Liberarti? Avvicinarti? Alla fine sono rimasta immobile, fingendo di non farci caso, ma non capendo assolutamente niente del film perché mi bastava stargli accanto per provare sensazioni uniche. È lui che per me è unico e speciale.
È proprio vero, qualcuno ha scritto che le più incredibili storie d’amore hanno avuto un solo protagonista. Non dimenticherò mai le nostre chiacchiere infinite e quella sera, che mi salutò dicendomi che ero diversa dalle altre ragazze perché ero capace di ascoltare, di capire, ma nello stesso tempo mi trovava simpatica e spiritosa.
Il suo mondo non era perfetto. Aveva sofferto perché i suoi genitori si erano separati e da allora la sua mamma era sempre triste. Avrebbe potuto reagire sfogando la sua rabbia, la sua solitudine, con comportamenti aggressivi… invece no! È un ragazzo sensibile, studioso, sempre pronto ad aiutare gli amici in difficoltà (come quando accompagnava in spiaggia Claudio che aveva avuto un incidente con il motorino).
È uno di quei bravi ragazzi che non fanno notizia perché l’informazione è fatta solo di adolescenti sbagliati, disperati, i cosiddetti ‘bulli’. Per un attimo chiudo gli occhi e immagino che sia lì accanto a me, come quando in spiaggia leggevamo ognuno il suo libro, eravamo in silenzio, ma un silenzio piacevole, non imbarazzante… mi venivano alla mente altri ricordi…
È così difficile crescere senza avere il cuore spezzato da amori irraggiungibili? Anche se, lo ammetto, sono io strana: quando qualcuno mi dimostra amicizia o addirittura amore, penso che non ci sia nulla di vero. In realtà mi prende la paura che tutto finisca e preferisco io stessa distruggere quell’amore o quell’amicizia.
Da piccola avevo un coniglietto che mi piaceva riempire di coccole perché ero certa che non mi avrebbe mai tradita e quelle coccole se le meritava tutte. Da piccola è tutto così semplice… con l’adolescenza le cose cambiano.
Quello che amo ho bisogno di tenerlo chiuso dentro di me, infatti non confesso mai a nessuno di essere innamorata. A volte penso che nascondo, dietro le canzoni e i libri, la mia incapacità di affrontare la vita a viso aperto. Faccio rimbalzare l’ultimo sasso sul pelo dell’acqua.
È tardi. Dovrei andare via, ma il mare riesce ad emozionarmi, guardo l’orizzonte lontano e mi sento ipnotizzata, non riesco a muovermi. Il tempo passa… più lontano, un pesce, poverino, si è fatto catturare. Ha abboccato all’amo di quel pescatore, così come quando si soffre per amore, “non hai più scampo”. Certe persone ti pestano i piedi e ti chiedono scusa altre invece ti calpestano il cuore e nemmeno se ne accorgono. Sono stanca. Vorrei inserire il pilota automatico e farmi guidare da lui senza impegnarmi troppo in tutto e soprattutto evitando quegli errori che sono sempre in agguato. Perché le scelte migliori devono essere sempre quelle razionali e ponderate? A volte vorrei provare a fidarmi delle mie sensazioni senza percorrere sempre quella strada sicura che mi indicano i miei genitori.
Non so quanto tempo è passato. Davanti a me c’è il mare e non so se è nostalgia o malinconia ma i miei occhi sono ancora umidi. Non guardo nemmeno l’orologio, quando sto male godo a far preoccupare mia madre, è come se fosse anche un po’ colpa sua, dei suoi consigli: “…se ci si concede troppo in fretta si rischia di non essere rispettate…” Non le interessa sapere che se ti chiudi come un riccio tutti scappano e ti senti sola e triste.
Mi trovo ancora sulla stessa spiaggia, mi tolgo le mie ‘All-Star’ e vado verso il mare. Le onde arrivano dolcemente a bagnarmi i piedi e mentre ho dei brividi di freddo per l’acqua gelida, penso che le cose debbano succedere e basta, quindi è meglio seguire l’onda del proprio destino e stare a vedere dove ti porta.
Ora basta! Voglio dare un taglio a questa malinconia, voglio essere felice, voglio ridere alla grande perché è con quella risata che dimentico tutto quello che mi è andato storto. Tra un po’ inizierà una nuova estate, le spiagge si riempiranno di famiglie rumorose e felici, perché il mare fa questo effetto. Anch’io voglio divertirmi, voglio stare con gente simpatica, voglio conoscere nuove amiche con cui parlare a abbronzarci al sole, voglio rimpinzarmi di mega-gelati all’anguria, voglio nuotare e godermi questo mio mare. Voglio essere l’Adriana di sempre ma con lo spirito del “Carpe diem”!
Ancora immersa nei miei pensieri, una mano si appoggia sulla mia spalla.
Mi giro di scatto spaventata: “Mamma!” ho esclamato.
E lei: “Adriana, ero preoccupata, ti ho cercato dappertutto!”
Io non so cosa rispondere, dal suo sguardo capisco che si è accorta che ho pianto, forse per questo la sua espressione cambia, non è più arrabbiata e mi sorride. Rimaniamo entrambe in silenzio, senza alcuna reazione, con gli occhi fissi sulle onde. Davanti al mare ci si può soffermare a ricordare il passato o fantasticare sul futuro. Chissà, forse, tanti anni fa, quel mare era stato spettatore anche delle sue lacrime. Di una cosa ero assolutamente certa, nella mia vita non avrei mai potuto fare a meno di una spiaggia. In fondo quel detto popolare: “Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari” mi sembrava un’assoluta verità.
Il nostro mare, anche se inquinato, perché i depuratori sono insufficienti, è comunque capace di emozionarti, ti dà un senso di libertà. È la felicità che è in noi. Dobbiamo solo lasciarla emergere e godercela.  
 
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Copertina10
n. 10 - Gennaio/Febbraio 2011

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